Il Pinot grigio italiano resta uno dei vini più conosciuti, amati e consumati nel mondo: dopo oltre sessant’anni resta un must per i winelover sia nei mercati tradizionalmente grandi consumatori – USA, UK e Canada – sia in considerazione delle attese dei consumatori – soprattutto le nuove generazioni – per vini freschi, leggeri e naturalmente a bassa gradazione alcolica.
Musica per le orecchie del Pinot grigio che è il vino che ha aperto a migliaia di cantine italiane la via dell’export. Interessanti si rivelano dunque i dati elaborati in più ricerche distinte dal Consorzio Delle Venezie che rappresenta l’85% del Pinot grigio italiano e il 43% del Pinot grigio prodotto a livello mondiale in virtù di ben 27mila ettari a vigneto dedicato, 6.142 viticoltori e 575 imprese di vinificazione con una produzione di 230 milioni di bottiglie delle quali 213 consumate nell’esercizio 2024.
Partiamo dai dati relativi all’imbottigliato nel corso dell’anno solare 2024: 1.706.466 ettolitri contro 1.661.384 ettolitri imbottigliati durante l’anno 2023, dato che consente di registrare un incremento pari a +3%, equivalente a +45.079 ettolitri in termini assoluti. Durante l’anno solare 2024 sono stati certificati 1.753.347 ettolitri contro 1.625.037 ettolitri certificati nel 2023 (+8% pari a +128.310 ettolitri). Nel mese di dicembre 2024 si è registrato un incremento ancora maggiore, pari a +16%
Fabio Del Bravo, Direttore della Direzione Filiere e Analisi di Mercato di ISMEA, evidenzia come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie abbia registrato performance positive in un mercato internazionale sempre più complesso, in particolare nel contesto delle vendite alla grande distribuzione organizzata, primo canale distributivo, in una situazione non particolarmente dinamica a livello generale, con incrementi di circa il +10% sul 2023 sia in volume sia in valore.
«È evidente che la produzione di vino in Italia stia subendo l’influenza della rapida crescita degli spumanti che nel 2024 hanno raggiunto 7,6 milioni di ettolitri – e che nel 2024 hanno visto una crescita ingente delle esportazioni, pari al +17% della produzione nazionale – commenta Del Bravo – in questo contesto, considerando una proxy di vini bianchi DOP Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino dall’introduzione della DOC delle Venezie nel mercato, l’impatto della stessa sulle esportazioni è stato comunque positivo – con un aumento dei volumi del +110% e del valore pari a +117% totali dalla sua introduzione nel 2017 – raggiungendo oggi quota 24% delle esportazioni totali di bianchi italiani”.
La DOC Delle Venezie, pur essendo di recente riconoscimento, ha raggiunto circa il 10% dei volumi totali delle IG nazionali, al primo posto dei vini bianchi fermi e seconda soltanto al Prosecco DOC.
Anna Caterina Tagliabue e Ludovico Mannheimer di EUMETRA hanno comparato i consumi di Pinot Grigio tra USA, UK e Canada e il mercato italiano. I risultati evidenziano oggi una sostanziale differenza nelle abitudini e le occasioni di consumo ma un certo allineamento per quanto riguarda i fattori che guidano la scelta d’acquisto e, in entrambi i casi, il 56% dei campioni intervistati ricerca, oltre a elementi di freschezza e leggerezza, la garanzia di una filiera certificata che il Pinot Grigio DOC Delle Venezie è in grado di dare con l’apposizione del contrassegno di Stato su 230 milioni di bottiglie.
Sono in particolare i consumatori anglosassoni a voler esplorare nuovi gusti e nuove proposte di vino, pur mantenendo una forte fidelizzazione con Pinot Grigio, vino che resta apprezzato per la sua versatilità. In un trend che influenza ormai i consumi a livello globale. La ricerca Eumetra ha inoltre sottolineato l’importanza di offrire prodotti con una bassa gradazione alcolica e quindi a minor impatto calorico, rispondendo alle preferenze dei consumatori, specialmente giovani ed esteri, segmento nel quale la domanda di vini leggeri e freschi è appunto in aumento.
Pinot grigio, nei vigneti la chiave per ridurre naturalmente l’alcol
Il punto, allora, diventa come abbassare il grado alcolico senza rovinare la qualità e la piacevolezza del Pinot grigio. Per Vincenzo Gerbi, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Torino e Vice Presidente dell’Accademia Italiana Vite e Vino: «La risposta alla crescente domanda di prodotti più leggeri, deve essere il risultato di un attento lavoro enologico e agronomico, risultato quindi di un progetto enologico che si discosta completamente dai vini dealcolati, ottenuti cioè da una sottrazione di alcol etilico. In questo caso – ha aggiunto il Prof. Gerbi – si parte dal vigneto per ottenere un prodotto differente e naturalmente dotato di un minor contenuto alcolico. Si tratta di un approccio nuovo che, soprattutto per i vini bianchi, deve considerare l’impiego delle ampie conoscenze enologiche di cui oggi disponiamo, nel quale il contenuto alcolico non può essere più considerato, come nel passato, di un elemento imprescindibile ai fini della conservazione del vino e come un requisito di qualità assoluto”.
Gerbi evidenzia come, in un contesto in cui il concetto di leggerezza riguarda sia lo stile e il gusto sia un nuovo approccio culturale all’alcol anche l’approccio enologico sta cambiando. L’enologia di correzione, che ha caratterizzato lo scorso secolo, ha lasciato il posto a un’enologia di espressione, in grado di esprimere al meglio i caratteri dell’uva, oltre che interpretare nuovi trend e rispondere alle nuove richieste del mercato. Questi interventi sull’espressività ci porteranno, forse, a scoprire che alcuni vini, come il Pinot Grigio, per la loro natura, potrebbero esprimersi al meglio con un grado alcolico inferiore.